Highlights
Jaguero x Punk Explosion Collective @Fucina Skate Park, Vicenza – photorecap
March 25, 2025 | Salad DaysVenerdì scorso sulla miniramp in Fucina (skatepark indoor di Vicenza) si è tenuto il primo concerto live organizzato assieme ai ragazzi del Punk Explosion Collective.
Ad aprire la serata sono stati gli @IDONT, seguiti da @bravorock e @jaguerocult. La serata è stata una mina!
Jaguero, IDONT, Bravo x Fucina Skate Park Via Borgo Vicenza, Italy
(Pics Martino Campesato x Salad Days Mag)
G E L (RIP) full interview
March 20, 2025 | Salad DaysQuoto il commento di un compagno di merende, alla notizia (proprio oggi, 20 marzo 2025, sul loro IG) dello scioglimento dei GEL: “…chissà perché appena girano due soldi i gruppi cominciano a fare cagare e (n.d.r. io direi “o”) a comportarsi in maniera hectic…”. L’idea era di farla uscire in cartaceo… ma sono arrivate prima le brutte notizie. Ma mi piace lasciare tutto come era: non si cambia un BEL ricordo.
L’hype sarà tutto per Sami Kaiser, singer della new (oramai neanche tanto☹) sensation made in the US: talking about GEL, from New Jersey. Ma noi siamo molto contenti di aver scambiato due chiacchiere con Anthony Webster (‘Only Constant’, non i testi ma il resto, l’ha praticamente fatto lui) e Madison Nave (dal vivo una BOMBA, e non sto usando l’aggettivo nell’accezione Tom Jones, ok?). Anthony e Madison: trattasi delle due asce dei GEL. Non uso “asce” a caso: di HC-METAL stiamo parlando! E chi li ha visti sa di cosa sto scrivendo. Comunque. Il compito era difficile. Per chi vive su Marte: era l’infamous giorno della partita degli Europei Italia-Croazia, quella del dentro o fuori (due risultati utili per gli azzurri). Senza dare giudizi di merito riguardo all’organizzazione del tutto (penso che il grosso del pubblico presente, e non, abbia abbondantemente espresso il proprio pacato parere), mi limito a ricordare la scaletta della serata: gruppi di supporto PRIMA – partita dell’Italia su maxi schermo – GEL DOPO. Ovvia penalizzazione per i gruppi di supporto… ovvia incazzatura per i molti che venivano da fuori. Sapete tutti come è finita. L’Italia ha pareggiato, ma all’ultimo secondo. Per poi fare la fine che si meritava. I Gel hanno spaccato. Dall’inizio alla fine. L’Atalanta di Gasperini. Quella che batte 3 a 0 il Leverkusen. Lasciando i tedeschi breathless. SENZA RESPIRO. L’intervista del dopo partita non può non risentire di questo trionfo. È un continuo di complimenti (“FUCKING AWESOME”!), sorrisi, high five, foto, selfie… facciamo fatica a finire una domanda… e loro ne fanno a rispondere. Quindi: accontentiamoci, accontentatevi.
SD: Complimenti. Veramente. Non era facile con la partita. Quali erano le aspettative?
MN: In realtà non eravamo del tutto sicuri di cosa aspettarci… sai com’è: per noi questa è la prima volta in Italia! La prima volta in Italia… e c’è stato tutto questo “back and forth” riguardo agli orari dello show.
SD: …e vi posso dire che molti erano arrabbiati, per essere politically correct.
MN:…è anche vero che non eravamo a conoscenza di tutto questo casino fino a ieri… fino al giorno prima. Quindi non abbiamo avuto il tempo di “capire” cosa stesse succedendo!
AW:…comunque, è stato divertente! È stato SUPER divertente. Vorrei già tornare!
SD: Davvero?
AW: E’ stato fantastico. È stato davvero bello. (n.d.r. stupisce la spontaneità, il sorriso… la PRESA BENE… e sottolineo: dall’inizio alla fine della nostra chiacchierata).
SD: Dove andate ora? Rimanete in Europa per un po’?
AW: Sì, abbiamo altre due settimane in Europa. Siamo da queste parti già da un mese. Prossimo appuntamento in Svizzera. Poi parteciperemo a un paio di festival e faremo degli spettacoli da headliner in Germania, ed oltre.
SD: Tanti, almeno in Italia, non vedevamo l’ora di vedervi dal vivo. L’anno scorso c’era un po’ di fermento intorno al vostro nome. Poi il fermento è diventato hype. Che ci dite?
MN: Dico: “fantastico!”. Dico che è stato sorprendente! Non avremmo mai pensato di poter essere qui… e soprattutto di essere qui a suonare la nostra musica. E siamo felici di essere (stati) accolti a braccia aperte!
AW: Essere qui è incredibile e va oltre ogni nostra aspettativa. Suonare lo spettacolo che abbiamo appena fatto… ma quanto divertente è stato? Siamo degni di tutto questo? Non lo so. È fantastico. E come siamo arrivati fin qui? Non lo so… ma ne sono felice! Aver fatto uno spettacolo divertente, aver potuto fare uno spettacolo divertente… tutto questo è semplicemente pazzesco (n.d.r. per gli interessati… usa la parola “SICK”)!
SD: Poi back negli Stati Uniti?
AW: Sì. Abbiamo un piccolo tour con i Fiddlehead appena saremo a casa. Quindi uno spettacolo con gli Have Heart, a Boston. E poi un tour completo negli Stati Uniti.
SD: Qual è il piano dopo il tour? Lavorerete ad un nuovo album? O forse state già lavorando ad un nuovo album?
MN:…stiamo già pensando al nuovo album!
AW: Abbiamo un EP in uscita ad agosto (n.d.r. ovviamente ‘Persona’). Una nuova canzone in arrivo tra un paio di giorni (n.d.r. la titletrack). Pazzesco! Giovedì abbiamo una nuova canzone in arrivo… proprio mentre siamo qui! L’intero EP esce ad agosto.
SD: Sarà in formato fisico?
AW: In formato fisico, su Blue Grape Music. Poi avremo tutto il tempo per dedicarci al nuovo disco. Penso che le nuove canzoni saranno un po’ diverse da quelle che abbiamo fatto fino ad ora.
SD: Cosa intendi per “un po’ diverse”? Sono preoccupato!
MN:…intendo che ci siamo divertiti! E che ci stiamo divertendo molto!
SD: Mica starete rallentando? Questa è la grande domanda che mi gira in testa (n.d.r… e sto pensando a loro illustri colleghi… quelli che hanno virato grunge anni’90-Scowl/nrd)!
MN: Vale il contrario! Penso che i pezzi saranno molto più pesanti… la cosa “nuova” di questo album è che TUTTI ci abbiamo dedicato del tempo. Abbiamo affittato un “cabin” (n.d.r. penso ad una casa in mezzo al nulla, come la Norvegia) per una settimana o due, e abbiamo scritto tutto insieme.
AW: ‘Only Constant’, dal punto di vista della musica, era principalmente “mio”. Avevo scritto il grosso dei pezzi. E poi l’abbiamo messo insieme in tre giorni.
E l’abbiamo registrato in tre giorni. Eravamo praticamente pronti a partire. E ci siamo impegnati per farlo uscire velocemente. Sono contento di quel disco, di come è andata. Questa volta abbiamo scritto insieme per due settimane. Poi abbiamo registrato, sempre tutti insieme, per altre due settimane. Le mie impressioni? Sento che è come se fosse una sola canzone. Sembra una sola canzone. È più pesante. Decisamente più pesante. Ma ancora altrettanto veloce. Altrettanto pesante. Solo un po’ più riflessivo!
MN: Penso che siano dei pezzi che abbiano qualcosa da dire a molte persone diverse. C’è il rock. C’è la pesantezza. Ci siamo divertiti molto a scriverlo. Ed a registrarlo. Ed a mettere insieme tutto quanto. Questo è ciò che conta!
… altro momento VERO dell’intervista: Madison che si sofferma sullo zainetto/peluche di una ragazza che passa per i saluti… scambio di consigli riguardo allo smalto delle unghie… WOW da ambo le parti! sorrisi… BELLA GENTE. Loro, ed il loro pubblico. BELLA GENTE. Nella confusione Anthony prova a continuare.
AW:…grazie mille (n.d.r. lo dice a noi, ma anche alla ragazza di cui sopra ed al suo gruppo di amici). Grazie per il tempo che ci state dedicando. Pensavamo fosse impossibile per noi venire in Italia… ed eccoci qui! Per la prima volta. Ora dobbiamo tornarci. Ora dobbiamo tornare! Promesso. Registreremo il nuovo disco… e torneremo! Comunque, tornando al nuovo lavoro. Entro fine anno ci siederemo e cercheremo di portarlo a termine. “Raw and heavy, a raw and heavy punk record” (n.d.r. questo non lo traduco). Non saremo diversi, ma qualche cambiamento inevitabilemte ci sarà. Siamo migliorati come autori di canzoni. E siamo migliorati con i nostri strumenti. Jammiamo… ci troviamo molto bene a lavorare assieme. C’è molta sintonia. E tutto questo ci rende un gruppo compatto, e che migliora nel tempo.
FM: E’ un fatto che l’hardcore, credo specialmente negli Stati Uniti, stia raggiungendo un livello (intendo in quantità ma anche, spesso, in qualità) più alto rispetto al (mio, nato negli anni’70) passato. Per dire. Una settimana fa sono passati, a Milano, i Turnstile, che hanno fatto un paio di migliaia di persone.
Domani suoneranno gli Scowl con Interrupters e Hives, a Bologna. Insomma, penso che il “movimento” stia diventando davvero grande. Anche voi lo sentite?
AW: Eccome. Lo sentiamo. E non ce lo saremmo mai aspettati. Quando abbiamo iniziato con i Gel, l’idea era di suonare l’hardcore anni’80. Intendo i Negative Approach… i Minor Threat. Gli SSD… i Jerry’s Kids (n.d.r. gli faccio il gesto del cuore che batte), fare hardcore anni’80. Era tutto ciò che volevamo. Specialmente perché, quando abbiamo iniziato, in giro non c’era molto di quella roba. Intendiamoci. Ci sono sempre stati dei gruppi “perfettamente anni’80”. Volevamo farlo anche noi. Detto questo. Non avrei mai pensato che saremmo usciti da un seminterrato. Figuriamoci suonare su un palco! Figuriamoci fare un tour negli gli States. E figuriamoci volare in giro per il mondo per suonare le nostre canzoni! Pazzesco.
SD: Come è successo questo “salto”? Mi sembra sia stato tutto molto veloce, o sbaglio?
AW:…non sbagli! Ti faccio un esempio. Quando ci hanno contattato, la prima volta, per fare qualche data in Europa è andata più o meno così: “voglio organizzare un tour in Europa per voi ragazzi”… “Cosa? Io non ho un passaporto! Io non ho mai lasciato il mio paese!”. A quel punto… tutti a fare i passaporti! Ti rendi conto! Il tour era annunciato e prenotato, e nessuno di noi aveva il passaporto! Wow. Stiamo davvero correndo contro il tempo. Non ci avremmo mai pensato.
SD: A proposito: questo tour lo avete bookato voi o avete un’agenzia?
AW: Abbiamo un’agenzia. Fino ad ora abbiamo fatto DIY. Da quando abbiamo iniziato. Negli Stati Uniti, ho organizzato tutti i nostri tour per molto tempo. Ora non più. Ora è più difficile.
MN: Too much going on!
AW: In Europa non conoscevo nessuno. Ci ha contattato questo tipo hardcore, che voleva portarci con sé, e noi abbiamo detto: “facciamolo”.
MN: Perché no? Proviamoci, e vediamo come va.
AW: Siamo stati una band DIY per molto tempo, e mi piace pensare che continuiamo ad esserlo. Nel senso che possiamo suonare cose del genere (n.d.r. si riferisce ad una situazione “media”, tipo il gig appena fatto), per poi tornare a casa e suonare un basement show, se vogliamo!
SD: Quindi la prossima volta vi vedremo supportare una band GROSSA… tipo gli Slipknot… che ne dite?
AW: (n.d.r. mentre ride) Forse. Voglio dire. Perché no? “Could be in the cards” (n.d.r. la lasciamo in inglese, troppo bella per essere tradotta).
SD: Guardate gli Scowl. Prima volta in Italia, domani. Di supporto agli Interrupters e agli Hives. Roba completamente diversa. Roba grossa.
MN: AMAZING!
SD: Suoneranno nel pomeriggio… forse una mezz’ora. Lo fareste? Fareste una mezz’ora, di pomeriggio, prima degli Slipknot?
AW: Perché no? Mezz’ora per gli Slipknot… ma il giorno dopo facciamo un basement show! Queste opportunità non ci fermano. E penso che la parola chiave sia “equilibrio”. Mi spiego. Vogliamo continuare a fare le cose che per noi contano molto. Bello fare mezz’ora per un gruppo grosso… ma importante continuare a lavorare nell’underground.
SD: A questo proposito. Sempre confrontando voi (la vostra generezione hc) con noi (ricordo… cinquantenni)… l’impressione è che siate sempre in tour… sempre in giro in furgone… mi sbaglio? Riuscite a viverci con la musica?
AW:…be’, non c’è dubbio che stiamo vivendo un po’ come in un frullatore. In autunno (2023) eravamo in giro (UK e Irlanda) con i Municipal Waste… poi ci hanno chiesto di tornare in Europa, d’estate… eravamo ad un punto in cui non stavamo a casa per più di una settimana. Un mese fuori. Una settimana a casa! Insomma: non siamo a casa troppo spesso, e quando siamo a casa è come se ci stessimo preparando per il tour successiva! È un po’ come un sogno!
MN: Vedo questi ragazzi più della mia famiglia, ma va bene così!
AW: Pensa: la (n.d.r. potrebbe essere anche il… mi scuso ma non colgo “she” or “he”) mia partner era appena venuta a vivere con me… e noi abbiamo iniziato a fare tour a tempo pieno! Immagina: sei appena arrivato a casa… e poi via per un mese! Pazzesco. Abbiamo avuto una piccola pausa all’inizio di quest’anno… in cui finalmente sembrava che fosse come: “questa è casa per un po’”! Non fai a tempo a dire “WOW, come si sta bene a casa”… che ora siamo nel nostro tour più lungo mai affrontato in Europa… e ripeto… in Europa!
SD (n.d.r. mi rivolgo a Madison): Una cosa che ci ha davvero impressionato sei tu. Voglio dire, sul palco. Sei molto “heavy metal” (n.d.r. guardatevi i filmati, e capirete)! E per noi, che veniamo da un’epoca in cui si passava dal heavy metal al punk… questa cosa è veramente FORTE.
MN:…WOW, grazie! E sì, posso dire che sul palco io mi sento viva! I FEEL ALIVE! It’s AMAZING!
SD: C’è un’ultima cosa che ti vorrei chiedere (n.dr. sempre rivolgendomi a Madison)… forse una domanda stupida… comunque l’altra grande differenza rispetto al nostro tempo, al nostro hc (quello degli anni’90, per ribadire che siamo vecchi) è la presenza di ragazze! Agli spettacoli, sul palco… sai che 30 anni fa l’hardcore era una cosa VERAMENTE e MOLTO maschile?
MN: Devo dire che questa cosa dell’essere donna in un mondo maschile la vivo in maniera naturale… semplice. Esisto in questo spazio, esisto in questa scena… che la gente lo voglia o no! E’ un po’ strano, certo, a volte è un po’ strano… ma allo stesso tempo sto facendo quello che voglio! Non salgo sullo stage per essere “uno spettacolo” (n.d.r. intende: “non salgo sul palco per essere un animale in vetrina allo zoo”)… suono e faccio musica solo per divertirmi! Mostrare ad altre persone… mostrare ad altre donne che possono semplicemente salire su un palco… mostrare che possono farlo anche loro… ma anche solamente essere parte dello stesso ambiente (n.d.r. intende non necessariamente “suonare”… ma “ascoltare”… “andare ai concerti” etc etc)… insomma il discorso de: “lo stiamo facendo insieme!”. Tutto questo è fantastico!
La cosa importante di questo pezzo? Avervi restituito giusto l’un per cento delle “vibrazioni positive” che questi regaz MI/CI hanno dato. Prima volta, in 30/35 anni di “giornalismo”. Cappello.
(Words Francesco Mazza; Images Rigablood x Salad Days Mag – All Rights Reserved)
Touché Amoré @ Legend Club, Milano – photorecap
January 31, 2025 | Salad DaysTouché Amoré @ Legend Club, Milano – photorecap
Pictures by Emanuela Giurano x Salad Days Mag – All Rights Reserved.
Snait ‘Friuli’s Worst Dancers’ Demo – review
January 22, 2025 | Salad DaysL’ingrato compito di recensire gli Snait tocca a me… ingrato? Brutta storia quando si parla di “colleghi”, gente che per principio preferirei non “toccare”.
SNAIT
‘Friuli’s Worst Dancers’-Demo
(Against The Sun Records/I Want To Believe Tapes)
7/10
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Nada Surf | Matthew Caws – interview
December 5, 2024 | Salad Days 2Ci vogliono pochi minuti per capire che ‘Moon Mirror’, il nuovo album dei Nada Surf uscito il 13 settembre 2024 per New West Records, è proprio ciò di cui i fan avevano bisogno.
Matthew Caws, Daniel Lorca e Ira Elliot sono stati raggiunti dal loro amico e tastierista di lunga data Louie Lino per creare un album che è un tuffo nel passato, uno di quelli che vien voglia di cantare di ritorno da un lungo viaggio. Ne abbiamo parlato con Matthew Caws, mentre si trova a Parigi in occasione del tour europeo.
SD: Fin dalle prime note, l’ascolto di ‘Moon Mirror’ è come un ritorno a casa, in un luogo dove si può essere se stessi. State suonando un nuovo album dopo quattro anni, come vi sentite a riguardo? Anche per voi è come tornare a casa?
NS: “Casa” è una parola interessante e invecchiando il suo significato può cambiare molto. Per me, per esempio, il concetto di casa è diventato più inclusivo: quando si cresce si intende ovviamente lo spazio dove si ha vissuto, poi si hanno esperienze in altre città e luoghi e tutto cambia. Per questo ci si ritrova a pensare che alla fine sia soprattutto ciò che si porta con sé. È un termine, poi, che si lega molto alle relazioni: ci si può sentire a casa quando c’è un buon legame con una persona, ma se ciò viene a mancare la propria casa non è più un luogo sicuro. Tutto ciò ha a che fare, quindi, anche con le amicizie e, nel mio caso, anche con diversi spazi. Casa è la città da cui provengo, New York, e quella dove vivo, Cambridge. E in un certo senso lo è anche il palcoscenico e ciò mi sorprende perché da bambino non me lo sarei mai aspettato. Non partecipavo a recite scolastiche, non volevo stare su un palco di fronte ad altre persone, ma la musica mi è piaciuta così tanto che ho finito per volerla suonare per sempre e oggi eccomi qui.
SD: Le persone tendono spesso a parlare di futuro, di dove si vedono fra qualche anno, mentre nei vostri testi si parla molto di presente. In ‘In Front Of Me Now’ c’è l’importanza di godersi il momento, di evitare di vivere in una situazione mentre se ne sta pensando un’altra (“In the middle of summer, I was Decembering”). La mia domanda quindi è: vi state godendo il presente? C’è qualcosa su cui vorreste concentrarvi di più, nella vostra carriera o vita personale?
NS: Ogni giorno cerco di vivere il presente, in ogni contesto, e di non fare il passo più lungo della gamba. La nostra musica ci porta a essere sempre in movimento, e spero continui così, ma vorrei anche saper trovare il tempo per concentrarmi e fermarmi, in modo da affrontare al meglio il prossimo step. Mi rendo conto che spesso però è difficile: per esempio, non riesco nemmeno a pulire casa senza ascoltare un podcast! Tutta questa disponibilità di contenuti ci ha portato a voler essere sempre intrattenuti e ciò può essere un problema. Per questo sto cercando di pensare giorno per giorno, anche se ovviamente mi piace immaginarci nel futuro mentre suoniamo nuova musica.
SD: Nel singolo ‘Moon Mirror’ c’è tutto il desiderio di sentirsi parte di qualcosa. Anche nei vostri videoclip dell’ultimo album avete mostrato un mondo iper-connesso, ma dove le persone si sentono sempre più sole. Come vi sentite voi, invece, a suonare insieme da più di 30 anni con la stessa formazione?
NS: In effetti è come sentirsi parte di una famiglia, in tutti i sensi. Alcuni giorni sono più facili, altri più difficili, ci si conosce molto bene. Spero che tutti possano provare però un’esperienza simile, non necessariamente in una band ma anche in un team, una squadra. Persino da anziani è possibile se si trova un buon gruppo per giocare a bocce! Per quanto riguarda noi, è davvero molto bello essere così uniti e so che fa molto piacere anche alle persone sapere che suoniamo insieme da così tanti anni. Eppure a volte me ne dimentico, sono così impegnato a prepararmi per un tour o a scrivere una canzone che non mi accorgo del tempo che passa. Un po’ come succede ne’ ‘Il Giorno Della Marmotta’.
SD: A proposito di film, c’è qualche pellicola che ha ispirato la vostra musica o i vostri videoclip?
NS: Sarebbe impossibile scegliere! Probabilmente abbiamo preso spunto da tantissimi, senza nemmeno accorgercene. Per quanto mi riguarda, amo la scena al chiaro di luna in ‘Walkabout’ di Nicholas Roe: è molto toccante. Mi piace molto ‘Jojo Rabbit’: trovo interessante la sua narrazione del cambiamento, della possibilità di vedere le cose in modo nuovo, fare ipotesi e poi ritrattarle. Altri film per me interessanti sono ‘I 400 Colpi’ di Truffaut, ‘Harold E Maude’ e menzionerei anche ‘Rosemary’s Baby’: adoro questo film fino a quando, però, non diventa un horror.
SD: E per quanto riguarda ispirazioni dal mondo della musica?
NS: Sai, non abbiamo un riferimento specifico quando lavoriamo a un disco. La mia vita da musicista, poi, è molto separata da quella di ascoltatore. Quest’anno, per esempio, sto ascoltando molto i Fairport Convention, musica folk britannica, ma spazio moltissimo anche in altri generi. Mi piace Sylvan Esso, quindi più elettronica, e De La Soul. Mi incuriosisce la musica classica indiana e a casa ascolto soprattutto musica ambient. Il mio pezzo preferito, quello che ascolto di più, è ‘Thursday Afternoon’ di Brian Eno… tantissimi generi differenti insomma! Quando lavoriamo a un nuovo disco, invece, speriamo sempre di risultare in due modi: energici e semplici, come una band che suona in una “cameretta”.
SD: In ‘Second Skin’ vengono citati anche i libri: che rapporto hai con la lettura?
NS: Mi piace molto leggere! Ho letto libri sul self-help, su come comportarsi davvero bene con se stessi e prendersi cura di sé: mi hanno aiutato, sono riuscito a imparare a controllare il mio tempo e avere una direzione. In particolare, in quella canzone si parla del desiderio di andare dritti alla soluzione, senza pensarci troppo. È un po’ come quando si cerca di smettere di fumare: a volte è meglio fumare una sigaretta in meno al giorno, altre volte sarebbe meglio smettere del tutto senza pensarci più.
SD: Abbiamo parlato di musica, film e letture… manca un ingrediente importante per un’intervista italiana: il cibo! Hai un piatto preferito, un comfort food post- concerto? E soprattutto, qual è la tua pizza preferita?
NS: Oh, il mio piatto preferito sono le linguine alle vongole! Mentre con mio figlio ordino spesso una pizza margherita, chiedendo però di aggiungere molto basilico e olio piccante.
SD: Mentre parliamo sei a Parigi, tappa di un tour intenso e con numerose date. Com’è viaggiare così tanto? Vi è mai capitato qualcosa di divertente durante i vostri spostamenti?
NS: Una volta, mentre eravamo in tournée, sono sceso in una stazione di servizio e i ragazzi sono ripartiti dimenticandosi di me. Daniel se n’è accorto solo 10 minuti dopo e sono tornati indietro: mi hanno trovato che stavo già facendo piani per tornare a casa!
SD: Ultima domanda prima di vedervi sul palco di Milano con ‘Moon Mirror’: qual è il ricordo più bello durante la registrazione di questo album?
NS: Eravamo seduti a pranzo a parlare di musica degli anni’80 e Ira ha iniziato a suonare un beat molto semplice. Mentre lo seguivo, ho cominciato a comporre ‘The One You Want’, è stato tutto così veloce. Ci sono voluti forse cinque minuti, non per creare tutte le parole e tutta la melodia, ma parlando di musica siamo riusciti in pochissimo tempo a dare vita a una nuova canzone. È stato tutto molto spontaneo, mi ha sorpreso molto e ne sono stato molto felice.
(Intervista di Nellie Airoldi x Salad Days Mag – All Rights Reserved)
La band indie rock di New York torna in Italia per un’unica data in occasione dell’uscita del nuovo album ‘Moon Mirror’. Appuntamento al 7 dicembre 2024 al Santeria Toscana 31 di Milano. Opening act: Lowinsky. Biglietti disponibili su Ticketmaster, TicketOne e Dice. In apertura annunciati i Lowinsky, band indie rock vecchia scuola di Bergamo.
NADA SURF
Opening: Lowinsky
7 DICEMBRE 2024
SANTERIA TOSCANA 31 – MILANO
Apertura porte: 19.30
Lowinsky: 20.15
Nada Surf: 21.30
Biglietti in vendita su Ticketmaster, TicketOne e DICE.
Catania Tattoo Convention 2024 – recap
November 19, 2024 | Salad DaysIl Palaghiaccio di Catania è pronto e allestito per una due giorni (9 e 10 novembre) a pieno ritmo all’insegna dei tatuaggi, musica, contest, cibo.
La sera prima, l’otto di novembre, però, c’è stato il warm up della Catania tattoo convention 2024, un live concert all’insegna della musica estrema con i The Frog e gli Slug Gore. I The Frog, duo punk metal from Bovolone (VR) sono una band dal piglio irriverente ma melodico, con poco più di mezz’ora a disposizione, e malgrado l’audio non eccezionale, riescono a sprigionare una carica magnetica che non fa stare fermi i presenti, live set bomba!
Gli Slug Gore, sono una band giovanissima ma già ben rodata, i live della band di Ravenna sono veri e proprie molotov che infiammano il cervello e lo bruciano all’istante ed è così immediata la reazione che “boom” ti ritrovi coinvolto come se non ci fosse un domani. Formidabili.
La Convention. Dalle 11:00 di giorno 8 fino alle 20:30 (e così anche il giorno dopo) si sono ritrovati dentro il Palaghiaccio di Catania oltre 170 artisti del tatuaggio provenienti da tutto il mondo, un effluvio di inchiostro, macchinette (tantissime ormai silenziose… che strano non sentire il classico ronzio), merchandising per la cura dei tatuaggi, ma anche abbigliamento e monili inerenti a uno stile che va di pari passo ma che si personalizza al proprio io. Grandissimi e piccolissimi, particolari e classici, già visti e impossibili, braccia, gambe, piedi, pancia, mani, testa, petto, sedere, faccia (ehm…), collo, palato, tutto ormai si può; la tecnica, la riproduzione fedele, la caratterizzazione e i colori, insomma il tatuaggio è arte a tutti gli effetti. E incanta. L’estetica la fa da padrona, tatuarsi cambia quasi tutto, il posto dove viene inserito il tatuaggio e come viene posto (grazie anche alla visione del tatuatore) rende l’opera, l’immagine, uno specchio dove tuffarsi con gli occhi.
La mia esperienza fotografica è stata caratterizzata dalla ricerca della foto “giusta”: si entra dentro il territorio del tatuatore e da chi viene tatuato, intrufolarsi, a volte avvicinarsi in modo molesto potrebbe creare qualche nervosismo o fastidio, invece ammetto che tutto ciò non è mai avvenuto anzi, un reciproco capire il momento o l’attimo ha reso il tutto più facile, una sorta di appendice che viene permessa. Tantissima la gente giunta per seguire la Convention ha reso ancora più interessante e avvolgente l’evento che ormai è diventato nel panorama catanese/siciliano un appuntamento super consolidato. Imperdibile.
Ancora, sabato 9 a fine serata il palco della tatto convention catanese ha visto protagonista il concerto dei Messa, poco da dire, la band trevisana era molto attesa e il live set è stato davvero superbo, atmosferico, onirico ma allo stesso tempo impetuoso; visti qualche anno fa, sempre in terra catanese, i Messa sono sicuramente cresciuti in modo esponenziale, la musica, la presa di posizione sul palco si è alzata di livello e ha reso i Messa una band solida, da seguire, da non perdere e, soprattutto, da ascoltare.
Chiusura domenicale della tattoo convention affidata a Ozone Dehumanizer, molti hanno aspettato anche ad orario un po’ tardi rispetto allo standard delle serate precedenti il live del rapper pugliese. Moltissimi i giovani (issimi) sotto il palco a cantare, a ripetere le frasi oltranzistiche di Ozone, irriverente, spontaneo, spartiacque controcorrente in mezz’ora ha reso il Palaghiaccio un buco nero dove vomitare la reale contraddizione di questo particolare momento storico. Luci off. La sesta edizione della Catania tattoo convention ha rivelato nuovi progetti, sicuramente il connubio tatuaggi e musica si è rivelato una forza d’attrazione notevole che si potrà solo migliorare. L’attesa per la nuova edizione è già iniziata. Dajeee.
(Testo e Foto di Giuseppe Picciotto x Salad Days Mag – All Rights Reserved)
CATANIA TATTOO CONVENTION 2024 9-10 NOVEMBRE 2024: DARK SIDE OF THE MOON
Pioggia-qui mai-gente-pozzanghere-Catania-transenne-non davanti al palco-dio li abbia in gloria-tatuaggi-macchinette silenziose-comunque ronzii-musica-sfondarsi-dolore-tatuaggi-amicizie-parti del corpo improbabili-tatuatori-furci-magliette di band hc/metal-foto alle bands-50%males-livello che si alza-choppers-tatuaggi-gente-45%females-ancora tatuaggi-birra-the frog-tattoo-slug gore-sfondarsi-messa-birra-ozono dehumanizer-dolore-deathpunkuncazzo-5%dont know-tatuaggi-dolore-birra-maialino dei nebrodi-dio abbia in gloria anche lui-stage gigante-niente dive-un sacco di gente-circle pit-ancora dolore e ancora tatuaggi-ora suonano-sul palco salgono i Messa… io ascolto i DRI…
(Testo Giulio Rigano e Foto di Giuseppe Picciotto x Salad Days Mag – All Rights Reserved)
Pretty Sick / Huerco S. @ Spazio Maiocchi per Slam Jam/Vans/Fuct, Milano – recap
November 15, 2024 | Salad DaysEnnesimo centro pieno per Slam Jam, che per lanciare la collabo Vans/Fuct chiama allo spazio Maiocchi un paio di nomi “inediti” ma molto interessanti, straight out the US.
Si parte con i Pretty Sick di Sabrina Fuentes, si parte con il set “suonato per davvero” (per quelli che l’elettronica è fuffa, e sono ancora in tanti, purtroppo). Comunque. Da New York, sono un trio molto divertente che dimostra quanto il suono degli anni ’90… o per meglio dire quanto QUEL suono degli anni ’90, e sto parlando di grunge… insomma quanto Courtney Love sia diventata una colonna di riferimento per la nuova generazione “indie”… “alternative”… ma anche “new punk” (qualcono ha detto Scowl?). Ora. Penso che per gli Scowl aver sposato quelle sonorità venendo dall’estrema sinistra, venendo dall’hc… ecco: per me quel “matrimonio” è un vero e proprio “FIASCO”.
Nel caso dei Pretty Sick, che si muovono in territori più “morbidi”, devo dire che la formula funziona. La presenza è perfetta per l’occasione: chi arriva da NYC, con voce femminile, sembra tagliato su misura per indossare le scarpe frutto della collaborazione di cui sopra. “Natural born fighi”. 45 minuti di grunge annacquato che gasano la maggior parte del pubblico presente, per ovvi motivi MOLTO modaiolo… loro genuinamente impressionati dal numero di gente di fronte a cui suonano: pochi cazzi, bella situazione! Si passa poi al set suonato “per finta”, e quindi a Huerco S.
Per quelli che l’elettronica è fuffa, e sono ancora in tanti, sappiate che Huerco S. ha suonato (ed ovviamente c’ero??), giusto qualche giorno prima, nell’ambito di Inner Spaces, all’Auditorio San Fedele. Non sapete di cosa sto parlando? Tornate a leggervi Classic Rock, e lasciate a noi i vari Drew McDowall, Shackleton, Senni… all’Auditorio San Fedele Heurco S. ci ha fatto GODERE a base di IDM… at its best. Allo Spazio Maiocchi abbiamo “provato” il suo lato “festaiolo”. Per quel che mi riguarda: vince Inner Spaces… vince l’IDM… e perdono le chiavette. Detto questo. Dobbiamo essere realisti… dobbiamo essere cinici. Non possiamo pretendere che i 200/300 modaioli di cui sopra preferiscano un muro di suono senza ritmo… senza riferimenti… piuttosto che una playlist figa, ballabile… ma comunque “facile”… di Andrew Weatheral ne abbiamo avuto uno.
(Txt fmazza1972 Pics Rigablood x Salad Days Mag – All Rights Reserved)
Back In The Days Reminder – Catania Tattoo Convention 2022
October 26, 2024 | Salad DaysRitorna, dopo due anni causa pandemia covid-19, l’evento Catania Tattoo Convention situato in un dei locali fieristici delle Ciminiere di Catania.
Come ben ricordavamo la rassegna, che si è svolta il 12 e 13 novembre, è stata ricca di tatuatori italiani ed internazionali (oltre 170 artisti), momenti dedicati alla musica live e spettacoli di burlesque, spazi espositivi (mostre, barbier, moto custom) e workshop che da qualche anno sono diventati un evento nell’evento.
Infatti Catania Tattoo Convention 2022 è occasione per fare due chiacchiere sull’argomento “workshop” sempre più presente durante questi eventi per la crescente richiesta dei tatuatori, specialmente quelli più giovani (nuovi). La durata dipende dall’organizzazione del lavoro del tatuatore coinvolto e varia circa dalle 3 alle 5 ore. Per questi workshop sono stati chiamati in causa due artisti, ovviamente fuori sede, uno fuori regione e l’altro fuori Italia, specializzati il primo nel colore e il secondo nel lettering.
(Luca Natalini)
L’italiano Luca Natalini (colore) ci spiega come si svolge un suo workshop: “un paio di ore sono dedicate alla spiegazione della propria tecnica, poi si passa agli accostamenti cromatici, composizione e colore nel tattoo. Infine si passa alla pratica, quindi tatuo una persona che ho scelto e sulla quale posso rappresentare al meglio la mia tecnica, (possibilmente con pelle chiara), anche in base alla posizione del tatuaggio, così da poter farlo vedere mentre lo si esegue e naturalmente predisposizione al tatuaggio da parte di chi poi lo terrà per sempre (eheheh!!!); personalmente i “corsi” li ho anche effettuati nel mio shop, non solo in incontri fieristici. Di solito in questi eventi si viene proposti e non ci si propone e le tecniche spiegate sono già avanzate, ti proponi a un’audience che già sa tatuare, non si parla più dell’abc”.
(Big Meas)
L’americano Big Meas (lettering): “tanti anni che lo faccio, lo ritengo molto utile per chi vuole skippare determinati passaggi, per non dire anni, di gavetta, e arrivare allo step successivo visto che in queste occasioni si ha l’opportunità di apprendere piccoli trucchi del mestiere portandoti al livello successivo. Io, per esempio, ho partecipato per anni a seminari e workshop che tra l’altro faccio nel mio shop per soli addetti ai lavori, chiaramente. Certo è che, di solito, per apprendere lo sviluppo di un’idea e del processo, sia creativo sia poi pratico, ci vorrebbero magari anni, anche solo un paio che qui decisamente salti. Diciamo che probabilmente i seminari, durando più giorni, sono più formativi, perché un’idea non la completi in un solo giorno, ma magari la rivedi e la modifichi nel corso del tempo, come può essere appunto un seminario di più giorni, mentre in un workshop è praticamente one shot”.
Poi ci sono le varie opinioni riguardo l’argomento di queste “lezioni”; da chi ritiene utili questi appuntamenti poiché si impara sempre qualcosa, è una cosa indubbia, a chi magari pensa il contrario e ritiene che è molto meglio la gavetta, attraverso la quale puoi davvero apprendere tanto vivendo il tatuaggio giorno dopo giorno per ore, vivendolo completamente, o infine addirittura chi, non proprio contrario, si è fatto direttamente tatuare dal tatuatore chiamato per un workshop, capendo attraverso domande e vedendo lo sviluppo dell’idea e della tecnica, entrambe “in progress”, sul proprio corpo e restandoci pure per sempre, partecipando praticamente a una lezione privata (possibilmente allo stesso costo-ndr) a tu per tu con il tatuatore e portandosi a casa pure “un pezzo” nuovo.
L’esperienza delle due giornate è stata più che positiva con una alta partecipazione di pubblico e un’organizzazione davvero impeccabile.
(Nerobove)
(Rhino)
(Words & Pics Giuseppe Picciotto x Salad Days Mag – All Rights Reserved)
DIY Demo @ Raphaël Zarka x Nike SB Cycloïde Piazza Centre Pompidou, Paris – photorecap
August 10, 2024 | Salad DaysDIY Demo @ Raphaël Zarka x Nike SB Cycloïde Piazza Centre Pompidou, Paris – photorecap
Endorsed by Vega skatehop (Paris) – Le39 skateshop (Paris) – Arrow & Beast Skateshop (Paris).
Photos by Rigablood x Salad Days Mag – All Rights Reserved
‘Nessuna Regola’ – Lele Lutteri interview
July 26, 2024 | Salad DaysIn occasione dell’uscita per Alcatraz (possiamo considerarla la costola “sportiva” di Tsunami?) di ‘Nessuna Regola’ (sottotitolo: 40 anni di skateboard in Italia)…
non ci lasciamo scappare per le due “chiacchiere di rito” Lele Lutteri, il matto (in senso positivo, ovvio) che ha messo in piedi e realizzato questo progetto!
SD: Iniziamo con il botto. Qualche domanda di carattere “generale”. Uno. COSA TE L’HA FATTO FARE? Mi spiego. Un libro su una nicchia… che in Italia è ancora più nicchia… con l’aggravante che siamo sì in un momento (forse) buono per lo skate (vedi olimpiadi) … MA NON per la CARTA… ripeto: COSA TE L’HA FATTO FARE?
LL: Ahahah, bella domanda! Che poi è la stessa che mi sono posto anche io appena firmato il contratto! A parte gli scherzi, ti racconto come è andata: nell’estate del 2020 i ragazzi di Agenzia Alcatraz (la casa editrice costola di Tsunami Edizioni per cui è uscito il libro) mi hanno contattato dopo aver letto una mia intervista uscita poco prima in cui parlavo del mio lavoro, del post pandemia (ai tempi tra le altre cose ero socio di Rock Burger un diner di Milano) e di come da qualche tempo stessi affiancando la scrittura al mio lavoro di designer e grafico. Ci conoscevamo già, è bastata una telefonata e ci siamo trovati qualche giorno dopo in redazione da loro, che tra l’altro è a due passi dal mio studio! Mi proposero il progetto, anche e soprattutto in considerazione del fatto che io lavorassi da anni come designer nel campo dello skate, prima con un mio marchio, poi per diversi anni per il marchio milanese Bastard e, dal 2010, come freelance per diversi brand. La sfida era di quelle grandi: come dici tu parliamo comunque di una realtà di nicchia, spesso (e a ragion veduta) refrattaria a raccontare e raccontarsi al di fuori della propria rete ed è verissimo che libri, riviste e carta stampata in generale stanno attraversando un momento storico non facile. Ma il mio lavoro è fatto di stimoli, di progetti coinvolgenti e ambiziosi: in fondo non esisteva qualcosa come il libro che avrei dovuto scrivere, e l’idea di provare a mettere assieme i pezzi della storia dello skateboard nel nostro paese era decisamente “ghiotta”, motivo per cui decisi di accettare.
SD: Due. SEI CONTENTO? Di come è venuto. Di come l’hai fatto. E poi… di come sta andando…
LL: Ammetto che sono molto contento e soddisfatto del risultato finale e di come questo lavoro sia stato accolto. L’ufficio stampa della casa editrice ha fatto poi un ottimo lavoro di promozione e marketing e le presentazioni del libro nelle varie città che abbiamo visitato sino ad ora sono sempre state un bel momento di condivisione di pensieri ed opinioni. Diciamo che l’idea di raccontare la “storia dello skateboard in Italia” era ambiziosa, ma quasi impossibile, considerando che parliamo di un fenomeno che mai prima di ora era stato raccontato e descritto in maniera “cronologica” o “didascalica”; quindi, il rischio di risultare lacunosi o imprecisi era altissimo. Motivo per cui ho deciso di dare un taglio leggermente diverso a questo libro, evitando la “superbia” di pretendere di scrivere la storia, ma limitandomi, si fa per dire, a raccogliere tante testimonianze e tanti spunti di riflessione di chi ha vissuto in prima persona tutto ciò che, messo assieme e affiancato al mio lavoro di analisi e narrazione, ritengo abbiano restituito in maniera abbastanza reale e veritiera quello che è successo nel nostro paese a proposito di skateboard
negli ultimi quarant’anni.
SD: Tre. Per chi è scritto? Per gli skaters? o per i NON skaters?
LL: ‘Nessuna Regola’ è scritto, o quanto meno questo è stato il mio intento, per chi è o è stato skater, ma anche per chi è sempre stato incuriosito e attratto dallo skate e da tutto quello che gli ruota attorno. Non è un libro “tecnico”, principalmente perché io, che a malapena chiudevo un ollie quando andava bene, non sarei stato in grado di farlo e sarebbe stato stupido e presuntuoso provare a parlare di tecnicismi a chi magari ne sa molto più di me sotto quell’aspetto. Ho scelto di non dilungarmi troppo nelle tematiche più da fruitore, soprattutto nei capitoli in cui parlo dei materiali e delle migliorie arrivate con gli anni, degli shape delle tavole e della evoluzione dei tricks perché ritengo che tutto quello che invece è legato alla socialità della tavola, all’arte di arrangiarsi e ricavarsi i propri spazi, alle contaminazioni e all’apporto che lo skate ha scambiato con il costume, la musica, l’arte e un sacco di altre discipline fossero argomenti e spunti di riflessione interessanti anche per chi, magari, non si è neanche mai dato una spinta con una tavola sotto ai piedi.
SD: Continuerei con qualche domanda dal punto di vista dello “scrittore”. Per capire e far capire come funziona il rapporto con una casa editrice. Me lo accennavi prima, ma vale la pena qualche parola in più: come hai convinto Alcatraz / Tsunami?
LL: Come ti dicevo prima sono stati loro a cercarmi. Hanno avuto l’intuizione giusta (non nell’aver chiesto a me, ma nel pensare che mancasse sul mercato un prodotto del genere) e soprattutto la professionalità e i mezzi per seguire e spingere il progetto nella maniera migliore. In fondo dai, un paio di libri li hanno pubblicati no?
Max Bonassi
SD: Quanto tempo dall’idea alla stampa. E cosa è stato più difficile/lungo? Scriverlo? Raccogliere il materiale d’archivio? Intervistare i vari “ospiti”? A proposito del materiale di archivio… tanta bella roba, compliments. Sei un “collezionista” seriale (come io coi dischi)?
LL: “Quanto tempo dall’idea alla stampa?” Ho perso il conto ahahaha! Dunque, come ti accennavo, ci siamo sentiti nell’estate del 2020 e, tra una cosa e l’altra il libro è uscito nell’ottobre del 2023. Onestamente il lavoro l’avevo finito parecchio prima, diciamo che ero pronto per la fine del 2022, ma, una volta finita la mia parte, correzioni e revisioni comprese, è comunque dovuto arrivare il momento giusto per incastrare l’uscita del libro nel calendario dell’editore, che ti assicuro, è sempre super fitto! Sinceramente non saprei dirti quale sia stata la parte più difficile. Scrivere mi viene abbastanza naturale, ma ho bisogno di isolarmi da tutto e da tutti; tutta la mia attenzione si concentra lì quando scrivo, al contrario di quando disegno dove spesso mi distraggo, tengo la musica alta, guardo i social etc. Diciamo che la parte più difficile e impegnativa è stata forse quella di sentire tutti contributors (skaters, produttori, musicisti, fotografi etc.) e mettere nero su bianco la loro storia: non tanto per l’operazione in sé (ci sentivamo per telefono, ci facevamo una bella chiacchierata che io registravo e poi sbobinavo), ma per la responsabilità che mi sentivo addosso. Un sacco di gente ha deciso di affidarmi la propria storia, le proprie foto, i ricordi di una vita e le proprie opinioni, e da subito ho considerato questo aspetto un privilegio ed una grossa responsabilità. In diverse occasioni ho dichiarato che questo libro non sarebbe stato possibile senza il contributo di tutte quelle persone che si sono prestate alle mie domande. Per quanto riguarda quindi il materiale fotografico presente nel libro, gran parte degli scatti mi è stato donato direttamente dai contributors, tranne una piccola parte di scatti miei, come quello di copertina ad esempio. Per quanto riguarda il collezionismo in sé invece, si apre un mondo a parte: sono un collezionista al limite del patologico: colleziono, ovviamente, vecchie tavole da skate, chitarre, biciclette, vinili, action figures di super eroi… ho casa e studio zeppo di roba, e mia moglie è disperata ahahaha!
SD: L’idea dell’intervista/corale/storia è (per me) sempre vincente. L’avevi pensato così fin dall’inizio?
LL: L’idea di affiancare la mia narrazione all’intervento di chi “la storia dello skate l’ha fatta” è stata la prima cosa che ho voluto specificare con i ragazzi di Agenzia Alcatraz. Della serie: “ok, io posso parlare a grandi linee di quello che è successo, dell’aspetto legato al mercato, al sociale e alle mode e di tutto quello che ho vissuto ed osservato da professionista e da amatore negli anni. Ma la storia l’hanno fatta altri, ed è fondamentale che siano loro a dire come è andata”. La mia fortuna è di avere conosciuto e di aver lavorato nel corso degli anni con persone splendide, pilastri e pionieri dello skateboard, motivo per cui mi è venuto naturale pensare subito a loro. In questo modo non solo ho provato a trasmettere con voce diretta quello che è successo, la strada percorsa per arrivare a quello che lo skate è oggi nel nostro paese, ma ho cercato di mantenere una “pluralità”, fatta a volte anche di opinioni contrastanti, ma che provasse a rendere nella maniera più corale possibile la storia che stavo raccontando.
Ale Mazzara + Daniele Galli courtesy picture by Piero Capannini
SD: L’idea di dividerlo per temi, pure, è (per me) spesso vincente. Stessa domanda di cui sopra…
LL: La divisione per temi ad un certo punto è diventata quasi un’esigenza per continuare il libro in maniera coerente con quello che mi ero prefissato di fare. La narrazione, infatti, segue un ordine temporale fino a quando lo skateboard ha seguito un susseguirsi di ondate di popolarità alternate a periodi di oblio totale o quasi, diciamo dalla fine degli anni settanta fino al duemila circa. Successivamente, con il consolidamento del fenomeno non aveva più senso seguire una narrazione di questo tipo, ma valeva la pena iniziare ad analizzare tutte le tematiche in cui lo skateboard ha cominciato a dire la sua in maniera importante: dalla commercializzazione del mainstream a tutte quelle forme di mestieri e arti a cui lo skateboard si è affiancato dando il proprio contributo e lasciandosi contaminare.
SD: Considerazioni varie. Uno dei motivi per cui io non scriverò mai un libro? Necessariamente finisci per dimenticare qualcuno o qualcosa. Mi spiego. Se parlo di HC, parlo di HC milanese… piuttosto che della TubeRecords (nome a caso) perché li conosco bene. Insomma… ci sono degli ovvi motivi di vicinanza/confidenza/simpatia che fanno di queste storie delle “storie parziali”. Mi chiedevo se ci hai pensato… e/o cosa ne pensi?
LL: Hai toccato un tema molto importante: inevitabilmente, soprattutto se si è tra i primi a provare a proporre un lavoro del genere, la mancanza di fonti porta necessariamente ad eccedere in quello che si conosce meglio e a tralasciare, non per intenzione, ma appunto per mancanza di esperienza diretta, tutto quello che invece si conosce poco. Già dalla scelta delle persone da sentire ho cercato di distribuire le testimonianze lungo tutto lo stivale, ma inevitabilmente i miei contatti erano molto più concentrati nel Nord Italia. Ho escluso a malincuore delle persone che avrei voluto sentire semplicemente perché diversamente l’asticella avrebbe virato molto di più verso una realtà troppo “locale”. Sono cosciente di aver tralasciato qualche nome, qualche spot, qualche contest sicuramente importanti e degni di essere riportati secondo il parere di qualcuno; ho chiuso il libro sottolineando questo aspetto, ma dicendo anche che in fondo questo poteva essere solo l’inizio: lo spunto perché poi ognuno provasse ad approfondire tramite le proprie conoscenze o tramite il web quello che più gli è piaciuto del libro. Lo skate è sfuggente per natura, e in fondo è il suo bello: pensare di inserire in un solo libro tutto quello che è successo è pura utopia a mio parere.
Suicidal Tendencies alla bastard bowl
SD: in questo cammino, c’è qualche episodio, qualche persona, o qualche momento che ti ha fatto dire: “WOW, che bomba!” Parlo di un incontro, piuttosto che di un momento…
LL: Ci sono stati diversi “Wow”. I primi li ho esclamati ascoltando alcune storie ed aneddoti raccontati dalle persone intervistate: brevi estratti di vita che ti fanno capire prima di tutto come i percorsi siano spesso comuni, anche al mio, in fondo. Strade fatte con la passione, l’amore per lo skate, la musica, le autoproduzioni… poi vabbè, il “Wow” forse più scontato è stato quando sono arrivate le prime copie del libro, quando mi è capitato di vederlo impilato in librerie come LaFeltrinelli o Mondadori. E poi i “Wow” forse più belli, quando mi succede ai firmacopie di scambiare quattro chiacchere con ragazzini giovanissimi, ma curiosi e preparati. Penso, e non solo io, che sia molto importante che chi si avvicina allo skateboard oggi debba sapere che non esiste solo Instagram per immortalare i propri trick e cercarsi uno sponsor, ma che prima di tutto questo c’è stata gente che si è fatta un culo quadrato per far sì che oggi esistano skatepark, skate shop e scuole dove poter imparare ad andare sulla tavola. Esiste una storia, una vera e propria cultura legata allo skateboard e se un ragazzino ne viene a conoscenza anche grazie al mio libro, beh… super Wow!
SD: Last… but not least… OLIMPIADI YES o OLIMPIADI NO?? ovvia domanda!
LL: La domanda delle domande! Si potrebbe anche dire “skateboarding is not a crime” o “keep skateboarding a crime”? Ho parlato con diverse persone di questo argomento nel libro e mi trovo perfettamente d’accordo con chi è del parere che ad oggi lo skate è, volente o nolente, anche “Olimpiadi”. Fa parte della pluralità raggiunta dalla tavola: pluralità che ti permette di avere molti più skatepark, prodotti “entry level” che aiutano un genitore ad assecondare i desideri di un figlio che vuole provare ad andare in skate etc. L’importante è che tutto quello che riguarda lo skateboard resti nelle mani di chi fa skateboard, altrimenti è un disastro (vedi ad esempio le vecchie Federazioni o park progettati da “profani” e costruiti con transizioni inutilizzabili).
SD: Legata a questo… una sottocultura o uno “sport” che fa della libertà e dello stile… piuttosto che delle dinamiche quasi da ultras (“only locals” nel surf, per intenderci) non pensi che muoia nel momento in cui diventa una competizione, con delle regole, dei tempi, delle successioni che DEVI fare? Io sono valtellinese… e mi piace fare freeride (parlo di snowboard e di fresca). Quando guardo le gare di freeride mi viene una tristezza…
LL: Di sicuro lo skateboarding della mia generazione è diverso dallo skateboarding che può esserci oggi. I nostri genitori ci urlavano in continuazione di “smetterla di andare in giro con quel affare con le rotelle”, i genitori di oggi (i miei coetanei) invece iscrivono i propri figli alle scuole skate. Mi sarebbe piaciuto lo skate se mia mamma mi avesse detto: “Guarda, c’è una scuola skate, vuoi andare?”. Molto probabilmente no, lo ammetto, ma perché per la nostra generazione lo skate era ribellione, rottura. Mi sarebbe piaciuto provare a chiudere i trick pensando “questo è da 6 scarso, o questo era da 10”? Per nulla, motivo per cui non ne ho mai voluto sapere di giocare a pallone nelle scuole calcio o di provare a fare uno sport in cui un qualsiasi metro di giudizio ne influenzasse la performance. Però ripeto, è la mia esperienza, la mia attitudine e il mio modo di pormi nei confronti delle cose. Il bello è che al giorno d’oggi puoi continuare a vivere lo skateboard in questo modo, ritrovandoti con gli amici, bevendoti una birretta tra un trick e l’altro oppure puoi provare a diventare la prossima medaglia d’oro. Le strutture, le possibilità e le occasioni ci sono, sta a ognuno la scelta di come viverle lo skate, e soprattutto una cosa non esclude l’altra. Vado in snowboard un po’ meglio di come vado in skate, ma in tanti anni di montagna non mi è mai venuta voglia di provare a iscrivermi ad un contest, mi piace girare, provare qualche trick e divertirmi con gli amici. Ricordo forse con più affetto le levatacce dopo una serata in giro o i panini nella stagnola infilati nelle tasche della giacca per risparmiare piuttosto che la volta che ho chiuso meglio un trick. Per quanto mi riguarda lo spirito è questo: puro divertimento, che poi è puro Rock‘n’Roll!
SD: Quoto: “per quanto mi riguarda lo spirito è questo: puro divertimento, che poi è puro Rock‘n’Roll!”
(Intervista di Francesco Mazza x Salad Days Mag – All Rights Reserved)
Fourth Sun / Peep / Habak @ La Casa Di Alex, Milano – recap
July 10, 2024 | Salad DaysHo sempre pensato di vivere in un mondo parallelo. Gusti, lavoro, esperienze…
mi trovo spesso a pensare che un eventuale interlocutore in un’ipotetica conversazione riguardo ai reciproci interessi capirebbe ben poco di quello che faccio… di quello che dico… di quello che penso. Il concerto degli Habak rientra perfettamente in questa situazione. Non ne sto facendo una questione “morale”. Non ne sto facendo una questione de: “io sono meglio” (anzi. Qualche volta, e lo sapete bene, l’underground mi ha proprio rotto i coglioni). Proviamo. Amico che esce dal concerto di Zucchero, San Siro. “Zucchero ha spaccato. I concerti a San Siro sono il massimo. Tu cosa sei andato a vedere questa sera?”. “Suonavano tre gruppi, in un posto nuovo, almeno per me: La Casa di Alex. Zona Niguarda. BELLO. Tessera sì, ma fanno un casino di cose quindi 5 euro ben spesi. Due spine di birra (artigianali but affordable) al bar, personale simpatico e preso bene, tanto che ci ho lasciato volentieri un resto.
Partono i Fourth Sun. Tu non leggi Salad Days, ma abbiamo recensito uno dei loro gruppi “paralleli”, i THØRN. Tu non vai a vedere gli Eyehategod, ma l’ultima a Milano, quella al Legend, di spalla c’erano proprio i Fourth Sun. Avevano spaccato. Rispetto ai “paralleli”, rispetto ai THØRN: togli l’aggettivo “blackened”, e mettici un semplice “post”. Suoni anni ’90, post hardcore bello metal… presenza e voce di Alberto che mi portano a qualche basement show tipo Baltimora… avevano spaccato con gli Eyehategod. Oggi pure.
Dopo hanno suonato i Peep. Ci canta Gianluca degli Øjne. Gli Øjne li conosci, vero? Sono un gruppo oramai grosso, screamo. A Milano (e non solo) muovono centinaia di persone. I Peep sono il progetto “powerviolence” di Gianluca. Quindi lo preferisco, e di tanto, al gruppo madre. Chaos… botta… feedback lasciati tra un brano e l’altro… prensenza e voce di Gianluca che mi portano a qualche basement show tipo Oakland. BOMBA.
Arriviamo al piatto forte della serata. Da Tijuana gli Habak. Come definirli? Qualcuno mi ha suggerito emo-crust. Forget about that: sapete bene che quando sento parlare di “emo” (quello original, ok? Quello degli anni ’90) mi vien male. Ho letto di “melodic” crust: ed anche qui mi vien da dire… mah??! Mi spiego. La parola “melodic” affianco a qualcosa che richiama all’hardcore mi catapulta a certi “punk” colorati della Fat Wreck… quindi brutte sensazioni, non un complimento. Rimane una sola definizione possibile. Gli Habak sono un gruppo “post-crust”. O… forse…. gli Habak sono un gruppo “crust evoluto”. Parti atmosferiche alternate a sfuriate a mille… la cosa più simile per rendere l’idea? Gli Habak stanno al crust come i Deafheaven stanno al black. La vuoi sapere una cosa divertente, un’ulteriore prova dell’importanza degli Habak in questo particolare momento?
Nel pubblico c’era tanta gente che suona… non solo i soliti noti dei concerti. Ho riconosciuto tanti “vips”: Skulld, Riviera, Radura, Potere Negativo, Baratro, Golpe… e qualcuno me lo sto scordando!” “Fermati Franz, time out… non ti seguo. Non ci ho capito un cazzo… non un nome. Non un genere. Non un posto. Scusa.” Ho sempre pensato di vivere in un mondo parallelo. Gusti, lavoro, esperienze… mi trovo spesso a pensare che un
eventuale interlocutore in un’ipotetica conversazione riguardo ai reciproci interessi capirebbe ben poco di quello che faccio… di quello che dico… di quello che penso. Il concerto degli Habak rientra perfettamente in questa situazione.
(Txt fmazza1972 x Salad Days Mag; Pics Luca Secchi)
Salmo + Noyz @ Sequoie Music Park, Bologna – photorecap
July 10, 2024 | Salad DaysSalmo + Noyz @ Sequoie Music Park, Bologna – photorecap
Pictures by Silvia Gigli x Salad Days Mag – All Rights Reserved.
Turnstile @ Circolo Magnolia, Milano – recap
June 21, 2024 | Salad Days“Ne dovete mangiare ancora di pastasciutta. Ancora ne dovete mangiare”. È tutta la mattina che mi gira la famosa frase di Bonucci agli inglesi… e non devo spiegare di cosa sto parlando.
Intendiamoci, da subito: Bonucci non è il mio “role model”. Ma: troppo fresca la partita. Lunedì i Mr. Bungle. Mercoledì i Turnstile. Stesso campo, il (difficilissimo) Circolo Magnolia. Più o meno stesso prezzo del biglietto. Troppo facile il confronto. Da una parte una squadra di vecchi talentuosi che non mollano… anzi: tornano a suonare il loro primo demo, grande esempio di thrash evoluto (prima mia recensione su Salad Days. Lacrime). In formazione almeno due Maradona (Patton e Lombardo). Dall’altra una squadra di giovani entusiasti che vogliono spaccare tutto, gente che si è staccata dalle prime cose… anzi: gente che porta in giro ‘Glow On’, i.e. il nuovo hardcore. Hardcore fluido. Hardcore ad un altro livello. Lo sapete meglio di me.
“Ne dovete mangiare ancora di pastasciutta. Ancora ne dovete mangiare”. È tutta la mattina che mi gira la famosa frase di Bonucci agli inglesi… state iniziando a capire? Dicevamo. Stesso campo, il (difficilissimo) Circolo Magnolia. Stadio gremitissimo ai Mr. Bungle… se non sold out siamo comunque ad un numero di presenze simile al famoso “NOFX al Magnolia” di qualche anno fa… stadio pieno, ma non pienissimo per i Turnstile. In qualità direi “meglio”: ampio, vario e trasversale l’audience. Fluido. Come il loro hardcore.
Dicevamo. Stesso campo: il (difficilissimo) Circolo Magnolia. Difficilissimo? All’aperto, in Italia, sappiamo che si gioca come a San Siro, il San Siro del periodo delle zolle che si staccavano… ricordate? Per chi non mi sta seguendo. All’aperto, in Italia, abbiamo un problema di suoni e di volumi. In una situazione del genere i primi a perdere, purtroppo, sono i supporter. Non basta essere animali da palcoscenico, e non proprio di primo pelo, come Eugene degli Oxbow. Non basta buttarla sulla caciara/stage diving/Idles (per chi li ha visti) come Cal dei Ditz. Purtroppo riassumo Oxbow e Ditz in due parole: “non pervenuti”. O “non applicable”. Peccato.
“Ne dovete mangiare ancora di pastasciutta. Ancora ne dovete mangiare”. È tutta la mattina che mi gira la famosa frase di Bonucci agli inglesi… ora ci siamo? Veniamo al main act, parte I. I Mr. Bungle, con tutte queste premesse, portano a casa uno show spettacolare. Ci si dimentica delle zolle. Ci si dimentica dei volumi. Patton empatico. Lombardo? CAZZO Lombardo si presta al cazzeggio. Scaletta PAZZESCA… pezzi thrash di cui sopra, alternati a cover pop che Patton si MANGIA come Maradona al secondo gol all’Inghilterra… quello dove ha seminato mezza squadra. On top. Pelle d’oca con momenti Slayer/Cro-Mags/S.O.D. Rino Gattuso/Scott Ian a darci la botta quando la situazione si fa troppo “tranquilla”… e, penso lo sappiate: hanno fatto ‘State Oppression’ dei Raw Power. Finisce per KO. E parlo di un KO tipo Tyson… un’ora e un quarto di pugni messi a segno.
Veniamo al main act, parte II. I Turstile, con tutte queste premesse, portano a casa uno show appena sufficiente (manco negli anni’70 regalavano questi 6 “politici”/ndr). Non mi dimentico delle zolle. Non mi dimentico dei volumi (scandalosi/ndr). Anzi. Scaletta sbilanciata sull’ultimo ‘Glow On’, zero empatia (se non la tipica americanata “thanks being here”)… troppi momenti Freddy Mercury (de noantri/ndr)… e persino un assolo di batteria (bisogna spiegare al “perfomer” che non è ne Tommy Lee ne Nicko McBrain ne tantomeno Peter Criss, che comunque lo avrebbero fatto più breve/ndr). In un set di un’ora scarsa tutto questo è inaccettabile. INACCETTABILE. Peccato. Hanno dei signori pezzi, poche balle.
Ma la mia impressione è che tutta quest’energia si fermi al palco… lassù… lontano, dietro alle transenne. Fanno del groove la loro forza? Fanno della botta il loro vanto. Non mi è arrivato niente. Tutto rimasto lassù… lontano, dietro alle transenne. I Mr. Bungle mi hanno SORPRESO. I Turnstile NO. “Ne dovete mangiare ancora di pastasciutta. Ancora ne dovete mangiare”.
P.S.
Non solo il nome. Trovo che esista un qualcosa di simile tra Brendan/Turnstile e Brandon/Incubus. Gli Incubus?… bah…
P.P.S.
Ma i Jane’s Addiction li vedo solo io?
(Words fmazza1972 – Pics Rigablood x Salad Days Mag – All Rights Reserved)
Venezia Hardcore Festival @ CS Rivolta, Marghera (Ve) – photorecap
June 14, 2024 | Salad DaysVenezia Hardcore Festival @ CS Rivolta, Marghera (Ve) – photorecap
Pictures by Martino Campesato x Salad Days Mag – All Rights Reserved.